Son Of A Blind God

Ciao mondo,
volevo ritornare un attimo sul tema trattato in un articolo precedente (You name it, it’ll die) visto che mi sta particolarmente a cuore. Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, ma continuo ad essere convinto che più cercare un paradiso extraterrestre sarebbe meglio volgere lo sguardo verso contingenze più pressanti. Non sto dicendo che sono vaccate, no caro mio, anzi, sono convinto fermamente che chi crede in qualcosa vive la sua vita più serena della mia. Tanto qualunque azione venga messa in atto qui ed ora non ha queste grandissime conseguenze sul presente e su di lui, no? In un secondo momento sarai immerso in una tranquilla vita da fantasma felice con vista sul mondo dannato in rovina, sorseggiando acqua denaturata in calici di prezioso argento e barcollante felice con scarpette Prada da una nuvoletta all’altra. Ovviamente se hanno deciso che puoi entrare il grande dorato cancello e certificano che hai i requisiti giusti (che se sono come quelli per trovarti un lavoro sei con un canotto bucato in un mare di letame: minimo 7 anni di esperienza, laurea, molteplicità di lingue parlate a livello di madrelingua, conto in banca bello gonfio, così da poterti accontentare di poco denaro e ancora meno gloria… in altri termini cose semplici e senza troppe pretese). Intanto nella tua vita sei un vero Caino, uno squalo d’altura, degno dei tagliagole della peggiore specie… tanto a fine giornata ti puoi tranquillamente mettere in ginocchio davanti al tuo letto IKEA (sia lodata la capacità degli svedesi di creare praticamente tutto in versione componibile, anche le polpettine di renna) e pregare che le coltellate alle spalle, i sotterfugi e l’inutilità delle tue azioni vengano cancellate con un colpo di spugna e un pizzico di Cillit Bang per le incrostazioni più incasinate. E la levità dell’animo rischiarerà i tuoi passi.
O, in alternativa, chiudi gli occhi e, nell’immobilità, chiedere con cuore gonfio in mano e groppo in gola di cambiare la situazione. La lacrima scende, puntuale. Volgi lo sguardo verso l’alto e mimando sincero e concreto pentimento ti rimetti nelle mani di qualcuno che aveva smesso di sentirti o che non aveva mai iniziato.
Scherziamo? E voi mi chiedete moderazione? No, sono stufo della moderazione, della letteratura all’acqua di rose, della musica a basso tasso d’impatto, della televisione zombie, dei sentimenti da discount… voglio qualcosa che mi porti ad emozionarmi, anche per un attimo, giusto per poter provare brividi. E non voglio pentirmi perché mi rivolto contro i dogmi che mi vengono imposti da una morale che possiamo tranquillamente definire ipocrita – costruita ad hoc su tradizioni locali millenarie. Probabilmente ho dei seri problemi con l’autorità prestabilita, credere in qualcosa che mi viene imposto non è nelle mie corde; sono sicuro che sia dovuto al fatto che mi sono spinto oltre con lo studio, ho indagato troppo e mi sono posto qualche domanda scomoda una volta di troppo. E ogni volta sentivo una catena cadere. Un rumore di crepa che si apriva. Ma girandomi non vedevo nessun capro fiammeggiante, ero solo. Mestamente solo.
Vi potrei dire in molti modi come il vostro Dio, rancoroso e disamorato, vi ha abbandonato, come guardando in alto potete vedere il cielo e l’infinito e non la punizione celeste, ma non è questo il mio compito. Perché, come detto, in fin dei conti vi invidio e rimpiango amaramente la pace che provate. Ma io voglio di più.
Io sono scettico di natura.

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5 pensieri su “Son Of A Blind God

  1. Non avevo ancora avuto tempo di leggere il tuo blog e mi spiace perché è veramente ben fatto. Complimenti al blog e anche a questo post con cui mi trovo molto in sintonia.. Ti seguirò anche a maggior ragione dei gusti musicale in comune..

    1. Grazie mille veramente.
      Sono ancora alla ricerca dell’articolo perfetto, quello che, con quel minimo di arroganza che mi è concessa, possa rivaleggiare con un dipinto per capacità di suscitare emozioni. La strada è lunga e difficile ma sarà divertente.

Si!?

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