Grunge died… in 1980

Ciao mondo,
ho appena lasciato renne e slitta in garage e mi ritrovo qua seduto a scrivere qualcosa e già vedo che qualche accanito alternative-fan si sta frantumando le unghie contro il muro dopo aver visto il titolo (“ma come, il grunge morto negli eighties? Questo non capisce nulla” – eufemismi a parte, la seconda affermazione è totalmente vera…) o sta deridendo la scelta. Il grunge non è neanche nato negli eighties (falso!), il grunge è nato con i primi dischi di band come Soundgarden e amici (falso!). Il grunge non è mai nato e non è morto con il colpo di fucile con cui Kurt Cobain si è tolto la vita. Questo è un fatto. Il grunge non è un genere musicale, è una parola inventata dai media per cercare di descrivere una scena musicale, quella di Seattle, che stava “rivoluzionando” (falso!) il mondo musicale. Negli eighties molte band si erano adagiate sugli allori dei seventies, per chi c’era, o aveva intrapreso strade impervie o innovative (il neonato thrash metal), ma molto ribolliva nel ventre mollo e perverso dell’immagine, dello spandex e di un rock da stadio pomposo. A Seattle c’è stata una piccola restaurazione, le band tornavano a comporre negli scantinati e la musica poteva essere il segnale di un disagio reale o di un piacere nel comporre che, sotterrato dai soldi e dalla cocaina/eroina, stava languendo nella scena heavy/rock mondiale. Prendete in parti uguali hard rock, metal, pop e diverse altre attitudini (diciamo il punk, il punk pop e l’alternative) e mischiandole in parti diseguali trovate la formula per la creazione di una band “from Seattle”.
Se guardiamo con la lente d’ingrandimento il movimento che si stava formando, si notano, agli albori, alcune band cardine che cercavano una propria strada (i Green River e alcuni altri che, tirati per i capelli in una lettura a posteriori, sono stati fatti entrare come padri putativi: i Melvins) e una etichetta (la Sub Pop) che li supportava. L’evento cardine di tutto il Seattle-sound è stato sicuramente la morte dei Green River, band seminale ma da cui sono nati i longevi Mudhoney (autori a tutti gli effetti dell’unico e solo inno “grunge”: Touch Me I’m Sick) e gli sfortunati Mother Love Bone (in cui militavano 2/5 dei futuri Pearl Jam). Altra band che è fondamentale citare sono i Soundgarden, rinomati e riveriti come pochi altri nella scena.
Già in queste band vediamo una sincera discrepanza sonora: il sound più punk dei Mudhoney si scontra con le mire “da stadio” dei Mother Love Bone (in cui convivono senza problemi hard rock, psichedelia e molto altro) e il mix micidiale formato da Black Sabbath + Led Zeppelin + punk dei Soundgarden. Non proprio il top per dire che è un movimento univoco no? Il thrash della Bay Area, seppur con le dovute e caute differenze, aveva una base comune molto più similare – tanto per fare un esempio.
Se i Mudhoney e i Soundgarden rimangono nell’olimpo delle band di Seattle, i Mother Love Bone non riescono a fare il salto di qualità a cui aspirava con tutte le sue forze Andrew Wood; la sua morte ha posto fine all’avventura dei MLB, ma ha portato alla nascita di una delle migliori band rock degli ultimi 20 anni: i Pearl Jam.
Nello stesso tempo in cui Mudhoney e Soundgarden sbancano la lotteria del sound “rivoluzionario” proveniente dal piovoso stato di Washington con album ed Ep fondamentali (rispettivamente Mudhoney e Screaming Life), un’altro paio di band stavano settando i propri registri per trovare il sound giusto. Gli Screaming Trees dei fratelli Conner erano già al 2°-3° full lenght (!!) mentre gli altri stavano approcciando gli studi ed i Nirvana di Cobain e Novoselic stavano cercando la quadratura del cerchio come band e andando ad incidere il primo e basilare LP della loro cortissima carriera. I primi, al cui microfono c’era un Mark Lanegan acerbo ma con un timbro già “suo”, sono stati i più negletti e sottovalutati dell’intera truppa del “grunge”. Complice un sound che mischiava psichedelia, punk, rock e altre spezie sonore (il garage rock e via dicendo), gli Screaming Trees erano un’anomalia, troppo in anticipo sul fenomeno del revival garage e troppo in ritardo per i veri ruggiti garage-rock degli anni precedenti. I Nirvana, invece, puntano su una formula con più appeal commerciale e questo aiuta notevolmente nell’esplosione dell’interesse nei loro confronti. Seppur il sound originario (su Bleach) non fosse altro che una grezza, martoriata versione di quanto si poteva trovare levigato in dischi di Aerosmith, Led Zeppelin, Black Sabbath e l’irruenza del punk, c’era About A Girl che testimoniava una maggiore propensione per il pop e l’alternative più facile ed easy listening. Se si doveva puntare su qualcuno a scatola chiusa, non potevi che andare su questa band. I Nirvana avevano atteggiamento giusto, musica con il giusto equilibrio fra le diverse anime ed un frontman che, inequivocabilmente, sapeva bucare l’obiettivo e far riunire le persone (almeno in una seconda parte della carriera – quella da superstar del rock).
Se tenete conto che la situazione pre-ninties è questa, vedete che la scena di Seattle prometteva decisamente bene… sfortunatamente anche le case discografiche se ne sono accorte e qua è stata l’inizio della fine.
Il vero punto di forza dei gruppi sopracitati e di quelli che arriveranno nell’immediato futuro o erano presenti ad un livello di visibilità meno elevata al momento (L7, Hole, Babes in Toyland, Tad, Pearl Jam – già non sono ancora arrivati a produrre TEN e via dicendo, Alice in Chains, Smashing Pumpkins…) è l’interazione fra i musicisti. Praticamente la base fondante per una vera scena musicale viva e vegeta: interscambio di idee, musicisti e sonorità. Praticamente un gigantesco incestuoso abbraccio.
Capisco quanti vedano nel 1990 il vero anno di svolta, indubbiamente il sound ha avuto quella visibilità estrema che è necessario perché passi da “culto” a “mainstream”, ma è anche vero che questo è stato unicamente il primo chiodo di una bara che stava incominciando a chiudersi. I dischi successivi a questa epoca sono probabilmente migliori, anzi togliamo il probabilmente, e sicuramente più consci e maturi, ma l’urgenza che avevano questi LP era quello che formava un’emozione primaria, tutta cuore – quasi una prima cotta amorosa, in certi versi imbarazzante. I successivi successi sono quelli a cui ti innamori profondamente perché hanno elementi che penetrano a pari velocità sia nel cervello sia nel cuore e questo li permea di sapori diversi e nolenti o volenti di una longevità anche con l’avanzare dell’età.

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