You name it, it’ll die

Ciao mondo,
ma guarda cosa mi combini, mi solletichi con qualche giorno di bel tempo e poi, carogna, mi rigetti in faccia la cruda realtà di una primavera che non c’è. Bricconcello! Ma non scherziamo, so che puoi fare di meglio. E intanto, mentre te prepari a colpire, io mi ascolto i Modena City Ramblers e ti dico quello che penso io. Ma veramente. Non cose a caso. Non pensieri random. No. Proprio cose inventante di sana pianta.
Mentre stavo strisciando in ogni sprazzo di sole che mi fornivi, mi son reso conto che continuavo a pensare che abbiamo la capacità di distruggere le cose non appena ci mettiamo a catalogarle. Hai notato? Siamo così insicuri, e ci definiamo la specie vivente con le più alte capacità, che se non troviamo un definizione per una qualsiasi cosa ci si pari davanti al naso, siamo persi. Siamo dei topi ciechi in un labirinto. Per questo motivo ci affanniamo a prendere una cosa, qualsiasi cosa, e mettiamo sopra una bella etichetta. In questo modo siamo felici e troviamo un modo per catalogare il tutto e ne proviamo soddisfazione. “Guarda quella cosa!”  – Catalogata. “Guarda quell’altra!!” – Catalogata. “Secondo me siamo…” – Catalogata. Senza una piantina, una mappa mentale, rimaniamo nell’indefinito. E tutto quello che che non riusciamo a definire lo mettiamo nella categoria del prodigioso, dell’inventato, del miracoloso o divino. Vero? Usiamo dei raccoglitori mentali per tutto, siano essi matematici, fisici, filosofici etc… non ha importanza, basta che il processo che tanto ci spaventa diventi più maneggevole, più manipolabile e perciò decisamente molto sicuro. E tutto quello che non ci rientra? Beh, la scelta è semplice: non credendo (più) al prodigioso intervento del mago Merlino di turno, forniamo una spiegazione estremamente razionale. Tutto quello che non viene descritto è merito di Dio. Succede un fatto inspiegabile, Dio l’ha voluto. Non riesci inspiegabilmente a fare qualcosa, beh, potevi impegnarti di più. Un albero colpisce la tua casa e ti porta via metà del tetto, Dio l’ha voluto e ha un piano (ah beh, sicuramente quello che avevi prima non c’è più). Sbagli nel calcolare qualcosa a causa di avversità/disattenzione/incuria/troppa cura o qualsiasi motivo ti venga in mente, dovevi stare più attento no? Soffri come un dannato ma Dio è così misericordioso, ma quando scoppia una guerra ecco che la colpa cade sulla gente (non si può biasimare, logico, siamo delle persone orribili – una delle poche specie viventi che uccide unicamente per divertimento o interesse senza un vero proposito nutritivo… se non sbaglio un’altra specie così è la scimmia… ma va?).
Siamo sicuri che quando giochiamo siamo sullo zero a zero e che il campo non sia in pendenza a noi sfavorevole? Sinceramente è già difficile alzarsi ogni mattina e guadagnarsi la giornata a morsi, pugni, spallate e calci fino ad arrivare alla sera e non penso sia il caso di metterci a combattere anche contro un avversario che ha vinto in partenza? E poi ti chiedi perché ci sono persone che rivogliono un dio a formato d’uomo, qualcuno con le stesse pecche e vanità che abbiamo noi (gli dei greci, il pantheon norreno etc), cosa che, almeno, è più tranquillizzante. Sapere che c’è fallibilità ti permette di arrivare a fine giornata e dire che non bisogna sentirsi in colpa se non si riesce, succede. Basta solo migliorarsi. Lo so, è un lavoraccio, ma non ho detto che non bisogna arrivare a fine giornata a morsi, pugni, spallate e calci. Solo che non ci devo arrivare sapendo che se non ce la faccio, è colpa mia; ma se ce la faccio è merito di qualcuno (o Qualcuno con la q grande).
No signori, se ce la faccio è grazie a me stesso e perché ho due spalle tante.

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Si!?

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