10 Shades Of Blues

(OVVERO COME LA MUSICA DEL DIAVOLO MI HA SALVATO DALLA RADIO)

Buongiorno mondo!
Passata la paura di vedere la primavera trasformarsi in inverno e rovesciare le stagioni? No? Beh, a guardare dalla finestra sembra di essere in tempo autunnale e fra poco mi aspetto che inizi il tempo delle castagne…
Questo tempo uggioso sembra fatto apposta per meditare o restare a guardare la funivia che sale sul monte (si, la vedo dal balcone, non è licenza creativa) e vagare con la testa per mondi ed universi distanti da questo. Praticamente una fuga dalla metropoli di promesse infrante che significa lavorare o qualsiasi altro problema che quotidianamente arriva a pungolare lo spirito.
Ed è proprio qua, nel malessere, nell’oblio, in quel sentimento di trascinamento esistenziale, che interviene la musica del diavolo. Le 12 battute, gli amori e la disperazione in musica che, paradossalmente e contrariamente a quanto si pensi, non ha nessuna finalità bruciante (per quanto ci siano testi sul diavolo, sulla morte, risse, donne di facili costumi e sbronze micidiali) ma qualcosa di salvifico, un unguento da spalmare sulle ferite del vostro animo. La sensazione di pace che si prova dopo aver sentito un grande brano blues è qualcosa che arriva direttamente al cuore. E poi, quando la musica del diavolo fraternizza con altri generi, nascono ibridi fantastici, mostri mitologici di pura potenza e bellezza.
Proviamo un gioco, qualcosa di molto Joyce-iano, un flusso di coscienza blues…
E allora iniziamo dal blues puro e demoniaco di Robert Johnson (Hellhound On My Trial), dai watt che fuoriescono dalla chitarra di Bo Diddley (I’m a Man) o di John Lee Hooker (One Bourbon, One Scotch, One Beer), l’armonica a bocca di Sonny Boy Williamson (Your Funeral And My Trial) o andiamo a cercare il blues carcerario di Leadbelly (Where Did You Sleep Last Night?)? Sembrano tutte ottime possibilità di emergere dallo sconforto vero? Mischiate questo con l’hard rock e potrebbero venire fuori i Led Zeppelin (ops, ma non troviamo Willie Dixon in You Shook Me?), ma se arrivate oltre e lo shakerate con i possenti watt del proto-metal cosa troveremmo? I Black Sabbath (The Wizard – ah, ma sentite l’armonica a bocca, le progressioni blues e leggermente folk, il groove… ed il mago che scaccia la paura). Quando la musica nera è diventata fonte di ispirazione per migliaia di persone, ecco che è nato anche il blues bianco, mirabilmente proveniente dall’algida albione come i Cream (Sunshine of Your Love), dall’americana voce alcolizzata di Janis Joplin (Piece Of My Heart) o dal dixie-land di marca Allman Brothers Band (Whipping Post è un torrente caldissimo di emozioni).
Se le 12 battute erano la musica del diavolo, del disagio, storie raccontate in fumose birrerie, sudici locali o crocchi delle strade, unitelo con la devastante carica sociale dell’hardcore, la sozzura del death metal e l’ansia/l’angoscia esistenziale che risiede e pasteggia dentro di voi e formate un concentrato esplosivo, un mix capace di trascinarvi nell’inferno e riportarvi indietro: lo sludge [EyeHateGod – Depress].

Spaventoso vero? E voi mi dite che, dopo questo, avete voglia di accendere la radio e sentirvi una hit del momento??

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Si!?

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