Are you listening, Mr. Matthews?

Cover of "Some Devil"
Some Devil

Egregio Sig. Matthews,
scrivo questa lettera aperta nel caso in cui, andando alla ricerca del suo nome in internet, incappasse in questo breve articolo. Mi scuso immediatamente per l’essere inappropriato e incredibilmente non consono nell’esposizione, ma mi può spiegare una cosa?
Sono mesi che la sento, che leggo e guardo in giro, ho passato ore a sentire quello che ha da dire e cercare di capire il suo punto di vista… un impegno di non poco conto, me lo conceda. Le difficoltà sono elevate, sia chiaro, a partire dalla barriera linguistica e dagli innumerevoli spunti di riflessione che gentilmente mi concede nei momenti in cui le presto accurata attenzione e fornire un resoconto oggettivo della situazione potrebbe travalicare le capacità di sintesi ed efficacia della mia scrittura. Ma provo a porle questa domanda nella speranza che mi fornisca una risposta semplice e indolore.

Come fa?

Me lo spieghi con le sue parole.

Come fa?

Come fa a scrivere canzoni così dannatamente belle e con questa continuità?
Dal primo disco che ho sentito (ebbene si, quel Crash che ancora rimane costante ascolto nel corso delle settimane) fino all’ultimo Away From The World non ho sentito una caduta di tono, un momento di appannamento o minore appetibilità nella ricerca sonora, melodica e compositiva; e si che sono andato avanti ed indietro per tutta la discografia per cercare il cavillo…
Giusto per uno sfizio di natura scientifica sono andato a cercare un appiglio critico ed arrogante nella sua produzione solista  (Some Devil) ed ecco che anche qua le note viaggiano dolci e misteriosamente accattivanti per tutto il disco e poi c’è quella Gravedigger che tormenta i miei sogni melodici da diverse settimane.
Allora me lo spiega Sig. Matthews, come fa? Dove trova l’ispirazione? La spiegazione sta proprio in So Much To Say forse?
I find sometimes it’s easy / to be myself / sometimes i find it’s better to be / somebody else” ? Ma io non credo, mi permetta di dubitarlo visto che, in ogni disco, lei rimane costantemente se stesso e non si permette di trovare scappatoie nella semplicità e banalità. Scappa in direzioni imprevedibili, piazza un sax dove riesce a fornire calore e luce ed un’acustica malandrina ad accompagnare una linea vocale, la batteria che fornisce groove e contrappunti nei momenti più giusti e tutto senza sembrare sfoggio di capacità compositive fredde e calcolate.
Secondo me il tutto è racchiuso qua… in pochi versi semplici, ripetuti all’infinito e probabilmente per questo più sinceri:
We gotta do much more than believe / if we really wanna change things” (cit. Gaucho)

Ebbene Mr. Matthews, io credo che non mi deluderà neanche con il prossimo disco. Sono sicuro che troverò tutte le caratteristiche che ne fanno un lavoro della Dave Matthews Band e molto di più, un altro scorcio di quel paradiso che lei afferma esserci sopra il cesso in cui mi trovo quaggiù (cit. So Much To Say).
Se mai leggerà questo pensiero aperto, la prego di farmi sapere cosa ne pensa. A volte è decisamente frustrante dover ammettere che il talento è caduto distante da questo angolo di terra.

La saluto dal mio personale oblò sul mondo

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Si!?

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