The Beginning…

Così comincia questa avventura, con un articolo semplice e veloce, quasi rilassante dopo una lunga giornata di lavoro. Senza presentazioni di sorta, senza lunghi cappelli introduttivi, solo una velocissima riflessione.
La mia malcelata diffidenza verso il fenomeno “shuffle/Party Mix”, introdotto dalla potente Apple nei suoi Ipod, mi fornisce ulteriori spunti sia chiaro. Mi son sempre chiesto quanto fosse necessario saltare da una canzone ad un’altra e, ancora, non ho una grande risposta, il classico “punto fermo come un macigno”; preferisco di gran lunga ascoltare un Cd intero, viaggiare nelle sue pieghe e lasciarmici cullare. Praticamente sentire cosa esso ha da dirmi, senza scappare prima che il suo messaggio ne venga espresso.
Visto il tempo, però, direi che si potrebbe stilare una brevissima lista (diciamo in un numero di cinque unità) delle canzoni attualmente più adatte per una godibilissima giornata primaverile di pieno inverno.

  1.  Nell’Ipod metterei subito un gioiello di neanche 4 minuti, una canzone invernale a tutto tondo. Malinconia, oscurità, qualche velocissimo sprazzo di luce nell’ordito della canzone e siamo a commentare uno dei brani cardine degli Amorphis. Saranno le atmosfere sprigionate dalle partiture di tastiere, saranno i toni malinconici delle clean vocals, sarà la tematica tratta dal Kalevala, ma ascoltare Black Winter Day mentre si guarda il mondo coprirsi con una leggera coperta bianca di neve è impagabile.
  2. Imprescindibile, poi, è andare a sondare nella forma musicale più fredda in assoluto (senza contare le derive elettroniche, che mi sono ampiamente sconosciute se non in pochissimi e mirabili casi): il black metal. Genere che spaventa a sentirlo nominare e che riesce ad incutere ancora più timore nel sentirlo nell’Hi-Fi, riesce, però, a descrivere e fornire quella sensazione di gelo estremo che l’inverno porta con sé. Visto l’inizio melodico e malinconico, direi che sarebbe assolutamente fuorviante andare a trovare le gemme più nichiliste e blasfeme e mi limiterei a viaggiare sul “leggero” e trovare nei vecchi Dissection un valido esponente black metal: Where Dead Angels Lie la canzone prescelta.
  3. Il segno del passaggio fra l’aspro inverno e la promessa di una primavera più mite e verde si può trovare in una cover fatta dall’artista americano Mark Lanegan. Shiloh Town percorso dalla stessa potenza gentile della rinascita, il violino che gentilmente accarezza l’ascolto mentre si arriva verso questa città (la città di Silo, situata nell’odierno Stato di Israele e capitale per ben 300 anni prima di essere trasferita a Gerusalemme) è un trasporto emotivo enorme. Le note di Tim Hardy vengono modellate con maestria dall’ugola al rum&bourbon di Lanegan che, affrancatosi dal grunge psichedelico degli Screaming Trees, sfrutta appieno un bagaglio folk e blues che nei primi dischi solisti stava fiorendo.
  4. A Dinasty From The Ice dei greci Rotting Christ non può non entrare in una mini-compilation dedicata all’inverno. L’album è Triarchy Of The Lost Lovers, primo disco di passaggio verso quelle atmosfere a pieno titolo gotiche che caratterizzeranno i seguenti due dischi. La canzone sviluppa un riffing freddo ma groovy, strutturando un paesaggio sonoro che, in seguito, la band ricreerà tramite un utilizzo ampio delle orchestrazioni e delle tastiere. Qua dentro, però, troviamo solo ottimi passaggi di chitarra e l’inconfondibile voce di Sakis che graffia l’udito. Un classico della prima epoca, imprescindibile.
  5. Che canzone andare a scegliere come ultimo esponente di questo mini-mix dedicato a questa giornata? Un pezzo metal o qualcosa di più abbordabile? Andrei su Bruce Springsteen e le sue storie della middle-class americana. Porrei l’accento sulle storie, visto che pochissimi artisti riescono ancora a raccontare qualcosa, a fotografare una situazione senza scendere nel banale. Siamo uomini distrutti da una vita dura, che mette alla prova l’umanità che ci contraddistingue. La fuga, la disperazione, la mancata redenzione della persona ma, soprattutto, una dolcezza infinita fuoriescono dalle corde dell’acustica di Bruce: Nebraska è il suo titolo.

Non sono tutte quelle che mi sono venute in mente, ma queste si sono impresse sulla tastiera senza quasi darmi il tempo di buttare giù un altro pensiero, perciò le tengo.

Annunci

Si!?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...