Music Wizard (194)

O Grande Manitù,
sono tre giorni filati che piove come Dio la manda. Una pioggia pesante e ghiacciata che percuote terra, case e alberi. Giusto, scusate, martella incessante anche le persone.
Spilli d’acqua gelida si infilano ovunque, bagnandoti dentro e fuori.
Un vento ghiacciato soffia, turbina direi, giù dalle montagne e invade le strade improvvisamente vuote e lucide di pioggia vecchia, dall’odore di asfalto, olio e passi veloci.
La neve copre come un cappello di lana le montagne nelle vicinanze, dove prima c’era già il primo crepitio di verde primaverile, adesso c’è una lunga ed elegante veste bianca.
Quaggiù vediamo il tempo che romba, che scuote il cielo mentre gli emisferi e i cerchi dell’universo si scontrano e lottano.
Ogni colpo sullo scudo è un tuono, ogni volta che le armi si incrociano, un fulmine spacca la volta celeste.

Finirà anche questa pioggia.
Finirà questo vento.

Ma intanto ascoltiamoci i Kawir, che riescono nella mirabile impresa di unire i sacri movimenti ritmici del kababbaro (cit.), le atmosfere dei Rotting Christ e la tamaraggine sconcertante degli Ex Deo.

Lode ai Kawir. Lode alla Grecia che ci propone gruppi grandiosi.

https://www.youtube.com/watch?v=9Bl6TzsOq4w

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Se hai una tariffa unlimited, non significa che hai anche “lo scazzo alla risposta”.

Oggi non ho assolutamente voglia di trattare un qualsivoglia argomento vicino al tema 25 Aprile. La questione è semplice: tema lungo, complesso e ricco di “pressapochismo” e “retorica all’iperuranio”. Soprattutto nelle lande malfamate del web, dove con un meme si riesce ad esprimere un concetto complicatissimo.
Così complicato che persino una scimmia morta di sifilide avrebbe espresso meglio.
Per suddetti motivi, mi getto in qualcosa di farlocco per alleviare la tensione spirituale prima di mettermi a cucinare. Cosa che mi rende simpatico e di ottimo umore ogni volta, soprattutto da quando ho scoperto un gruppo che racchiude in sé ignoranza, epicità e pezzi di gyros in mezzo ai denti.
Spettacolo.

Tornando a noi e al tema di questo post.
In questi giorni di ferie ho utilizzato qualche volta di più il malvagio Facebook (per qualche volta in più significa circa 2 volte in quattro giorni) e mi sono trovato ad aggiornare la fauna di personaggi da galera che imperversa sulle onde del web.

Ecco un po’ di personaggi che ho incontrato:

  1. IL VACANZIERO: questa tipologia di utente è perennemente in vacanza. Non si
    ace-ventura

    Il vacanziero

    riesce a capire se lavora o viva al di fuori dei suoi post quotidiani sul social di riferimento. Il vacanziero ha il selfie automatico e mostra paesaggi sempre uguali (il che ti fa chiedere se non siano solo foto a caso) e ha motti di spirito burloni. Sottolinea che è in vacanza e che si sta divertendo. Sottolinea quanto sta bene.
    L’unica cosa che non sottolinea è per quale motivo sia sempre online invece di godersi quello che sta facendo. Dicevano bene: se non condividi il tuo divertimento, nessuno penserà che ti stai divertendo veramente.

  2. IL POLITICO CONDENSATO: l’utente politico condensato esprime pensieri profondi in meno di due parole. Spesso comprensivi di spazi ed emoji. A volte, per sottolineare quanto profondo sta arrivando, utilizza anche i meme. Non c’è argomento in cui non metta il becco, non c’è spazio per discussioni. Le sue non sono aperture al dialogo, sono chiusure all’intelligenza.
  3. IL POLITICO FUORI POSTO: si differenzia dal precedente per la capacità di
    anchorman-012

    Esempio di politico. No, non è vero… è Anchorman e mi fa morire

    vomitare 2000 parole al secondo su argomento che vanno dalla rivoluzione russa alle politiche agricole del tardo medioevo. Tutto questo creando stupendi hyperlink con la politica attuale (che ha appena letto su wikipedia) e spacciando pensieri riciclati come suoi. Il politico fuori posto risponde con panegirici e non si limita ad esporti una cosa, ti fa una Lectio Magistralis su tutto quello che gli passa per la mente scartavetrandoti i coglioni dopo mezzo minuto. Quello che, in tutti i suoi discorsi non ha capito, è che è nel posto sbagliato per farlo. A nessuno interessano post lunghi su Facebook, su FB ci vogliono i gattini e fanculo al resto.

  4. IL LAMENTOSO: sottospecie di muro del pianto, l’utente lamentoso sembra impersonare la sfiga terrena. A lui succede di tutto, il mondo ce l’ha con lui, la gente ce l’ha con lui… persino gli oggetti inanimati ce l’hanno con lui. Tutto è contro. Tutto è dolore e sofferenza e lui, con la tranquillità del condannato a morte, infesta il web con post ricchi di questo malsano lamento continuo. Essendo un personaggio al passo con i tempi, riesce ad aggiungere dramma al dramma inserendo emoticon lacrimose e canzoni che porterebbero al suicidio anche Tom Bombadil.
  5. L’INNAMORATO CRONICO: L’innamorato cronico spende trequarti del suo tempo
    lovers-day-fun1

    Innamorato cronico giusto prima del suicidio. Lei lo tradirà con metà paese… e trequarti di città vicina

    a mandare “ti amo”, “ti adoro”, “tvvvbdbbshdkosd” alla sua amata (o al suo amato). Aggiunge fiori e foto di loro insieme sottolineando l’amore profondo che li circonda e facendo crescere la circonferenza delle gonadi di chi li ascolta di ben 5cm al minuto. Una conversazione con loro significa essere in tre a parlare perché lui/lei ci sarà sempre con rimandi a “ma ti ricordi?” o altre simpatiche minchiate. L’ultimo quarto del tempo passato nel web è speso a creare bellissimi fotoritocchi in cui i due innamorati sono circondati da cornici e cuoricini o, con maestria fuori dal comune, sfumati usando uno dei “mai usati” effetti di Instagram. Voi lo sapete, io lo so, ma appena si lasceranno l’innamorato cronico si appenderà ad un palo della luce per mettere fine alla sua vita.

  6. LA PAZZERELLA: questa è una categoria tutta femminile. Se guardi le descrizioni,
    girl-meme-girls-be-like

    Scontata, ma ci sta da dio.

    spesso autobiografie del nulla e di stocazzo, c’è una serie di attributi fuori luogo tipo “sono pazzerella, cinica e disillusa”. Adoro questa categoria, perché scrivono post che assomigliano alle mie odi quando ho finito di andare al cesso e vanno controcorrente finché non vengono inculate (gergo tecnico, non sessuale in questo caso) dal primo scimmione di turno che le porta alla fase successiva del “Lamentoso” (una volta entrate in questo particolare turbine di astinenza e rancore, le ex pazzerelle incominceranno a instillarti l’idea che gli anticrittogamici sarebbero una morte decente piuttosto che stare ad ascoltare il muro di dolore che alzano – soprattutto con post in cui scrivono delle pseudo-poesie di merda).

  7. L’ERMETICO: entra nel web e dice due parole in croce. Spesso una di queste è il titolo di una canzone e poi la canzone stessa. O l’introduzione al meme e il meme stesso. Se Ungaretti fosse vissuto in un’epoca meno guerrafondaia, avrebbe avuto la svolta ermetica su Facebook… ovvio, non avremmo avuto perle come “M’illumino d’immenso”, in compenso ci saremmo ritrovati con “Bella raga”. Ammetto di preferire il primo, ma non sono sordo al richiamo sociale del secondo. Il dubbio che sorge sull’ermetismo è il seguente: scrive poco perché ha poco da dire o scrive poco perché scrive di merda? La riprova, di solito, la si ha quando ti arrivano le chilometriche mail private dal suddetto ermetico… e il vincitore spirituale della domanda è… Lo sapete voi e lo so io. Non chiedetemi oltre.

Buon 25 Aprile.
Non è solo un giorno di vacanza… ricordatevi che se potete dire le stronzate che dite ogni giorno è perché qualcuno si è svegliato alla mattina e ha combattuto perché così fosse. Non datelo per scontato.

Che finale epico, eh?

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Fast and Furious (il capostipite)

Sull’onda dell’entusiasmo generale per il nuovo capitolo di Fast and Furious (oh, ragazzi, sono arrivati all’ottavo film!) e complice un mese pesante, una giornata di corse e un’ottima birra artigianale irlandese (un’IPA abbastanza amara con un retrogusto di agrumi veramente eccezionale), sono tornato alle origini: ho riguardato Fast and Furious. Non quelli successivi, il primo, l’unico e inimitabile Fast and Furious senza numeri davanti o dietro.
Vi posso assicurare che questa mattina, mentre ero sul cesso a digerirmi tutto l’improponibile che ho mangiato nei giorni scorsi, ho pensato che è proprio un film degno di essere recensito in maniera accurata.
– in questo film troviamo tutti i protagonisti nella loro versione giovane e baldanzosa. Vincenzo Gasolio, in inglese, parla come un ornitorinco ritardato. Paul Walker ha l’espressione intelligente delle mie mutande al mattino, mentre di Michelle Rodriguez ho già parlato, e bene, in molti altri post, ma non posso che confermare che sopra un bel corpo c’è sempre la faccia da pitbull che ha appena leccato il suo piscio dalle ortiche. Infine, sempre per tirar fuori i protagonisti, c’è una Jordana Brewster che fa la sorella dell’ornitorinco ritardato e non ci mette neanche impegno per allontanarsi dagli stessi geni.
– I personaggi secondari hanno la caratteristica di essere inutili. L’orango Vince tornerà, ma ha quei ruoli iper-pompati che ti fanno venire il latte alle balle dopo mezzo secondo; mentre i due soci della scassaminchia famiglia di Toretto, Jesse e Leon, sono proprio inconcludenti. Jesse (ATTENZIONE BOILER!!!!) deve morire, mentre Leon, vabbeh, checcazzo, non ha neanche un ruolo se non parlare due volte nella ricetrasmittente e fare il gesto del “ti vedo” verso l’orango Vince. Mi sono stupito che, incrociando i loro due Q.I, non si siano ficcati le dita negli occhi prima di rivolgerle all’altro.
– La storia fra Vin Diesel e Paul Walker è una gran storia che potrei riassumere così:

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Non so perché, ma mi fa ridere. 

– Godo come un riccio a vedere i party che fanno in ‘sti film. Tutti i partecipanti hanno la stessa impressione divertita, come la mia quando mi chiama il commercialista dicendo “devi pagare”. Almeno c’è topa che si fa vedere per essere topa.
– Tutti fratelli e tutti amici, ma se c’è la possibilità di dargliele al giapponese non ci pensano mezzo secondo. Poi, per politically correct, rimedieranno con il capitolo numero 3 (Tokyo Drift).
– La famiglia Toretto, come sempre Vincenzo Gasolio deve metterci dentro qualcosa di italiano ‘sto stronzo, manca di colore… ecco perciò che rimediano con 2 Fast 2 Furious.
– Vorrei sottolineare che questi imbecilli, nel 2001, mettono a punto macchine di portata futuristica e, mentre sulle auto hanno portatili, schermi al plasma, turboeliche e cotillon,
a casa girano con questo:

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foto da web, non mi permetterei mai di sottolineare l’ovvio

– La parte malinconico-melensa in cui Vincenzo Gasolio racconta di suo padre mi ha fatto uscire una lacrima. No, cosa avete capito, non per quello che diceva… ma perché mi ero dimenticato di quanto fosse patetica e, per l’emozione, ho rovesciato un po’ di birra sul tavolo. Ho pianto.
– Sarà che io di macchine non ci capisco una mazza e che, per me, una buona macchina è quella che mi porta tranquillo da un punto A ad un punto B, ma quelle che sono presenti su Fast and Furious sono brutte forte. Le luci sotto la macchina sono una delle cose più tarre mai viste.
– Dopo ogni capitolo di F&F, ci sono decine di imbecilli che vivono la loro vita “ad un quarto di miglio alla volta”, smaltandosi come da copione contro muri, lampioni, auto o Godzilla ambulanti.
– In questo capitolo, per qualche motivo, c’è ancora un po’ di moderazione negli effetti speciali. Vaccate ce ne sono, ma almeno rimangono nel limite delle vaccate da fiction e non diventano delle vere e proprie puttanate da Guinness dei Primati (e, per primati, non intendo le eccellenze, ma proprio le scimmie).
– Dall’espressione intelligente, si potrebbe desumere che il buon Toretto e il buon Brian O’Conner (rispettivamente Vin Diesel e Paul Walker) non sappiano distinguere un motore dal culo di un babbuino.

Per darvi un’idea di quanto belli e intelligenti siano tutti, ecco una foto di gruppo. L’unione di tutti i Q.I di questi attori/personaggi ha scatenato un putiferio telematico.

Vin Diesel And Paul Walker In 'The Fast And The Furious'

Se guardate bene, la palma dietro di loro è più espressiva. (Foto rigorosamente da web, piuttosto che andare sul set a fotografarli mi guarderei un loro film…)

 

Mamma che serie di film osceni che hanno fatto. C’è dell’epica nello schifo che hanno prodotto.

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The Darkest Hour

Saluti come timidi arrivederci,
decorati da sorrisi rossi e neri.
Linee spezzate.
Distratte strette di mano,
parole dette e rincorse
prima che arrivassero a meta.
Un cenno del capo.
Il silenzio come un cappotto
dall’odore di polvere e scarti.
“Perché lo indossi ancora?”

Il vapore del caffè dal bicchiere,
una nuvola davanti agli occhi.
Una menzogna a fin di bene,
“non sono lacrime”
mentre un ricordo andava a morire.
Un dolore nascosto.
Inghiottito dalla notte.

Ma non era così.
il ricordo era distorto
da quello che volevo fosse successo.

Sedie sparse in giro per la stanza,
tavoli rovesciati e tazze rotte.
Letti sfatti, ma mai toccati.
Freddi nidi inospitali.
Un crocefisso storto. Una fede incrinata.
Una pagina strappata dal Libro dei Salmi.
Nel mio pugno aria compressa.
Nel tuo pugno un addio rancoroso.
Le vene del collo turgide e
un cuore lanciato a folle corsa.
Il respiro veloce,
un sibilo simile alla teiera.
Le parole sciolte sul pavimento.
Una lampadina pallida balla sul soffitto,
mentre le ombre girano in tondo.

Noi, statue di carne e delusione.
Noi, mirabili creature immaginarie.
Noi, che avremmo voluto scappare lontano.

Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.
Non c’è via di fuga.

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Music Wizard (193)

Causa periodo molto pieno, in questi tempi ho l’ispirazione ondivaga: un giorno c’è, tre giorni rimane a leccare cristalli di whisky di marca infida fra le tette di una prostituta sudamericana. Quello che mi chiedo è per quale dannato motivo ha cristallizato il whisky, difficile, per poi spargerlo fra le tette della prostituta.
Ho un’ispirazione un po’ particolare.
Ha gusti strani e, di conseguenza, partorisce strane idee.
In queste ultime settimane ho corso in maniera smodata (cit) da una parte e dall’altra, non mi sono fermato un secondo se non per dormire. Anche quando dormo sono in una condizione di dormiveglia nevrotico che mi fa alzare prima della sveglia.
Come dicono da queste parti: el sol magna le ore.
Non penso serva una traduzione, vero?
Ho sempre avuto una sveglia mattineria. Anche quando ero un giovane Dio, non riuscivo a passare le mattinate a dormire ma, ore 7, il cervello si metteva in moto e incominciava a scalpitare.
Irrequieto.
Dormire troppo, fino le 11 o oltre, l’ho sempre reputato una perdita di tempo. Mi innervosisce. Hai una mattinata davanti, puoi fare mille cose: perché devi perdere tutto questo tempo a dormire? Perché?
Abbiamo x anni di tempo disponibili. Perché dormire?
Il dilemma vero è che, pur svegliandomi presto, non ho mai partorito idee geniali; la sola idea del rimanere nel letto, raggomitolato sotto le coperte mentre il sole riscalda l’aria mattutina, mi rende nervoso in maniera intollerabile.
Il mio classico problema del “perdere tempo”.

Adesso che ci avviciniamo ad un weekend lungo, la gestione del tempo (perché di questo si tratta) diventa una cosa importante. Gestire troppo la situazione non ti fa rilassare, rilassarsi troppo ti rende nervoso, essere nervoso ti rende irrequieto… e così via.
Il classico pitone che si morde la coda.

Perché di pitone si tratta.

In più il tempo ha deciso di fornirci un’inspettata ventata invernale… Sole splendido, cielo terso e vento che ti taglia le mani.

Bisogna essere degli highlander per andare al lavoro in bici.

Non è vero, ma se non lo dico sembra una cosa naturale.

Per questa nuova puntata di Music Wizard vado su qualcosa di nuovo… i Seventh Void. Ci vuole un tocco di freschezza in questa rubrica. Per chi fosse dentro il genere, due quarti della formazione (sì, potevo scrivere metà, ma 2/4 della formazione è più figo) proviene dai compianti Type O Negative.
L’album è del 2010 ed è l’unico che hanno fatto uscire.
Il tempo passa per tutti.

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A El BaVón Rojo Zeus racconta la sua storia

Zeus, cioè il sottoscritto, ovvero io ritorna a El BaVon Rojo con un racconto che prende spunto da ben due capolavori cinematografici.
Sapete individuare quali?
Buona lettura!

Pictures of You

La bettola ha riaperto e inizia a tornare la gentile clientela, nonostante “c’èCCrisiC’èCCrisi”…tanto da queste parti non ce ne siamo mai accorti perché le vacche qui sono sempre state così magre da potere sfilare sulle passerelle milanesi dell’Alta Moda. Ritorna Zeus e ci racconta la sua storia. 

Autore: Zeus

La storia di Zeus

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Capra Diddio contro la Pasqua

Ritornano le sgargianti avventure della capra più irriverente e motorizzata dell’universo. Se volete riprendere le vecchie storie, potete cliccare sulla parola CAPRA DIDDIO STORY e le trovate.
Vogliate scusarmi, ma questa breve storia è frutto solo della mia penna… Lord Baffon II è alla ricerca della storia perfetta.
Visto che è pubblicato in solitaria, questo racconto è stato pubblicato dalla casa editrice “Cronache dal gabinetto“.

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Ogni anno lo stesso giorno le armate di Gesù si raduna per celebrare…

Scusate no, non è sempre lo stesso giorno. Cioè sì, è lo stesso giorno, ma non è lo stesso momento. Ecco, riprendiamo.

Ogni giorno ma non nello stesso momento le armate di Gesù si radunano per celebrare la Pasqua. Momento solenne, che viene sorretto dal classico detto: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Ecco perché i massoni cristiani del candelabro ululante si sono messi all’opera per variare il moto e farlo diventare “Natale con i tuoi, Pasqua anche”.
Che non fa rima, e neanche ridere, ma il massone cristiano del candelabro ululante non ride, perché ridere è sinonimo di scimmia e l’uomo non è una scimmia.
La donna non è neanche uomo, per loro.
Cosa che potrebbe essere un motivo di confusione per certe situazioni sospette sulle spiagge brasiliane.
Il Gran Zebrù della massoneria cristiana aveva indetto una riunione generale segretissima proprio nelle giornate precedenti della Pasqua cristiana. Quella blasfema è in altra data. La segretezza era talmente alta che i messaggi a tutti i credenti erano stati mandati via Telegram e non via Whatsapp. Quando i massoni ricevettero il Telegram, capirono che la situazione era più grave del previsto.
Le armate atee e agnostiche si stavano schierando per l’ultimo assalto alle tradizioni pasquali. Le armate atee avevano vinto la battaglia del Natale, sostituendo il Bambino Gesù con quel panzone lardoso di Babbo Natale, e adesso cercavano di prendersi anche la Pasqua e sostituire il Cristo in croce con una grigliata in allegria.

I massoni sapevano benissimo che il Gesù cristiano li guardava con favore… un po’ meno il Gesù agricoltore, che vedeva diminuire il suo reddito vitale. Il Gesù vegano, rompicazzo per eccellenza e capace di contestare anche la presenza del suo corpo nell’Ostia, aveva deciso di tirarsi fuori dalla lotta intestina e sfruttare questo momento per andare a brucare un po’ d’erba nei prati.

Ma si sa, un filo d’erba tira l’altro e non passò poi molto tempo prima che il Gesù vegano tirasse fuori un cannone enorme. Tanto, ripeteva a tutti il Gesù Vegan, la cannabis non fa niente perché non soffre quando la tagli e dona piacere e gioia senza ferire nessun essere vivente sul globo terracqueo.
Cosa c’è di più bello che passarsi una canna fra amici? – pensava Gesù vegano.
Ma non avendo amici, rimase da solo con il cannone in mano.
Almeno finché non vide, in fondo al prato, una forma eccelsa. Lucente come la testa pelata di Mastrolindo e possente come un The Rock sotto ormoni, il belare sicuro e arrogante e il rombo dei cingoli non lasciava spazio a nessun dubbio.
Il Gesù vegano, senza accorgersene, era entrato nel territorio di Capra Diddio, la più possente macchina da guerra di tutti i tempi. Il prototipo di capra cingolata che ogni dittatore vorrebbe al proprio servizio, ma che solo la Madonna Clonata aveva potuto ammirare al massimo del proprio capresco potere.
Stufo di tirare il cannone da solo e dovendo dividersi e moltiplicarsi per poter far girar la canna, il Gesù vegano si avvicinò a Capra Diddio. Le vecchie ferite del confronto mondiale erano ancora vivide nella memoria di entrambi, la sfiducia reciproca e anche l’odore del Gesù vegano era rivoltante… non potendo usare prodotti detergenti perché fanno morire i batteri, il Gesù vegano puzzava come un letamaio sotto il sole.
– Capra Diddio…
Capra Diddio guardò il Gesù stonato dall’alto in basso. Soprattutto perché lui era sotto e arrancava sotto gli effetti di una tuona terribile, mentre Capra Diddio, geneticamente cingolata, era su una rupe a guardare il tramonto e mangiarsi un filo d’erba in santa pace.
Con un minimo gesto delle corna, Capra Diddio salutò il suo terribile nemico.
La diffidenza passò quando il Gesù vegano allungò la canna verso la capra che la prese e incominciò a fumarsela.
Il Gesù vegano sentì di aver trovato un amico.
La Capra no.
– Senti Capra Diddio, devo dirti un segreto. Ma tu non lo devi dire a nessuno. Ok? Giuri?
– BEEHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
– Ok. Allora ti dico che è arrivato un Telegram dal Gran Zebrù della massoneria cristiana che sta radunando un’armata di massoni armati per difendere la Pasqua cristiana. Non vogliono che sia sostituita da grigliate e simpatia. Perché così è e così sempre sarà.

Sentendo il piano malefico e accendendo il motore mutato nei meandri dei laboratori segreti dei Nazisti cristiani del terzo giorno, Capra Diddio si agitò e, con una scusa degna delle donne tipo “scusa caro, ma devo lavarmi i capelli”, si allontanò dal Gesù vegano.
Tanto gli stava sul cazzo, sto hippy demmerda.
– Capra!! Dove vai!?
– BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH

E con questo si allontanò definitivamente dal Gesù.

La riunione della massoneria cristiana era fissata per le 9 di sera. Orario perfetto perché riassumeva molti concetti cristiani, fra cui la fissa per il 3. Un po’ come quello che prendeva Capra Diddio nelle materie umanistiche.
Che cazzo si fa con le materie umanistiche?
Ma che cazzo te ne fai di studiare sociologia? Ma andate a lavorare. Stronzi.
Questo era il pensiero di Capra Diddio e perciò i tre fioccavano come gli herpes sui genitali dei frequentatori di prostitute.
Le armate cristiane dei massoni erano state ridotte al silenzio dopo la disfatta subita contro la Madonna Clonata, ma non erano state distrutte. Anche se, forse, di disfatta non si può proprio parlare. Non si può neanche parlare del resto, visto che è classificato alla pagina 666 del televideo.

L’ordine del giorno era stato stilato dal Gran Zebrù stesso:
– lavaggio dei piedi
– lavaggio delle mani
– lavaggio delle chiappe (non si sa mai)
– orazioni
– esame orale
– esame prostatico
– orazioni
– piano di battaglia elaborato e molto cattivo per sconfiggere l’armata atea e agnostica che, ovviamente, non credeva alla possibilità di perdere e, logicamente, metteva in discussione anche la volontà dei massoni di combattere.

Il piano era perfetto, ma il Gran Zebrù non aveva fatto i conti con la parlantina del Gesù vegano e della voglia di vendetta di Capra Diddio.
La capra geneticamente modificata, mascherata ad arte da massone cristiano dell’Est – le corna erano una cosa naturale fra i massoni cristiani, perché non potendo andare a letto con le mogli fino al matrimonio, questo si scassano le palle di aspettare e prendono ceppe altrui come fossero asparagi in tempo di primavera -, si era intrufolata alla convention massone e cercava il momento giusto per agire.
Per mascherare il rumore rombante del motore cingolato, Capra Diddio aveva pensato bene di mangiarsi quattro scatole di fagioli messicani. In questo modo poteva aumentare il senso di veridicità sul brontolare del motore.
Questo era quello che Capra Diddio chiamava realtà aumentata. Per mascherare il rombo, scoreggiava morte e distruzione e mentiva sulla provenienza del borbottio.
I massoni cristiani, per evitare di spergiurare o mentire – orrore cristiano per eccellenza-, svenivano sentendo l’olezzo proveniente dalle natiche della Capra Diddio.

Capra Diddio, dopo i sopralluoghi del caso, aveva capito che il momento perfetto per agire era quello prima dell’esame prostatico. La possente capra non aveva nessuna intenzione di sentire un dito umido nel deretano.
E lo sapeva benissimo che, nel deretano, era proprio il dito l’opzione meno probabile.

Dopo l’esame orale, in cui Capra Diddio riuscì a prendere il suo primo 6, seguito da un altro 6 e poi dal 6 finale… la capra geneticamente cingolata fece partire il suo piano.
Rombando con le chiappe, i fagioli che aveva preso al Discount erano di una razza dura a morire, scatenò il putiferio intorno a sé.
Una cornata a destra mise a tacere un paio di retrogradi contadini cristiani.
Una cornata a sinistra stroncò sul nascere le intenzioni bellicose di decine di papa-boys massoni.
Con una rapida retromarcia, Capra Diddio investì due vecchi massoni cristiani dell’avvenire.

Fatto spazio intorno a sé, la capra più potente sulla terra batté gli zoccoli anteriori sul pavimento. Un colpo secco e il silenzio calò nella stanza.
L’unico rumore che si sentiva nella sala era il rombare del motore della capra.
Anche se il motore era spento da un po’.

– Cosa vuoi Capra Diddio!? – la investì il Gran Zebrù – Creatura deviata e satanica. Chi ti credi di essere. Non potrai mai sconfiggerci. Non abbiamo paura di te. I Gesù, durante la Seconda Guerra Mondiale, ti avevano quasi fatto secca e, con te, anche la Madonna Clonata (blasfemia!!!!) e i tuoi compagni Buck Dich e quel cazzone di ariano nero di Gema…
Noi ti sconfiggeremo e mangeremo Seitan inneggiando a Dio. Perché lui vuole così!!!

Sentendo nominare e sbeffeggiare i suoi amici, Capra Diddio non riuscì più a mantenere il suo proverbiale self control e proruppe in un autoritario:
– BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH

I massoni si coprirono le orecchie e piansero come bambini davanti ai programmi della D’Urso.

Il Gran Zebrù impallidì, arretrò sui suoi passi e alzò le mani.
– Ok Capra. Calma adesso. Calma. Ho capito. Abbiamo esagerato. Adesso ce ne torniamo buoni buoni a casa e non disturbiamo più nessuno con le nostre cazzate. Giuro. Basta con i würstel e le grigliate vegane e tutte queste cose. Lo so, sono abomini. Basta che non ti incazzi. –

Il Gran Zebrù si fermò un secondo per asciugarsi, con la stessa manica, il moccio e le lacrime. Con la faccia imbrattata di moccio del naso, il potente massone fece l’ultima fondamentale domanda – Ma perché, Capra Diddio, appoggi le grigliate? Gli atei e gli agnostici mangiano maiale, vitelli, agnelli e capretti… Spiegamelo. Illuminami, O potente capra.

Capra Diddio guardò quell’ammasso di merda e lo derise, con quella risata belante che solo Capra Diddio riusciva a produrre.
– BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH BEH BEH BEH BEEEEHHHH!!!

Il Gran Zebrù abbassò gli occhi e annuì conscio del proprio errore.
– Ho capito. Perché gli animali hanno pensieri malvagi. Scusami Capra Diddio.

Vedendo il pentimento negli occhi del massone, Capra Diddio capì di aver esaurito il proprio compito pre-Pasquale.
Dopo aver cagato sull’insegna della Massoneria Cristiana Vegana del Terzo Giorno, Capra Diddio annuì, accese il motore….

E si diresse verso Est.

PS: Ovviamente il Gran Zebrù è tornato a mangiare carne.

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Da web

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